Proporre un colloquio psicologico a un adolescente può suscitare chiusura, vergogna o il timore di essere considerato sbagliato. Il modo in cui se ne parla conta: la proposta dovrebbe aprire una possibilità, non diventare una diagnosi pronunciata in famiglia.

È utile partire da ciò che si osserva e dalla propria preoccupazione, evitando etichette: “Mi sembra che questo periodo sia molto pesante per te” è diverso da “Hai un problema e devi farti curare”.

Ascoltare prima di convincere

Chiedere come vive la situazione permette di capire se riconosce una difficoltà e che idea abbia dello psicologo. Resistenze e dubbi non vanno liquidati: possono riguardare la paura che tutto venga raccontato ai genitori, di non sapere cosa dire o di essere costretto a cambiare.

Si può spiegare che il primo incontro serve a conoscersi e che anche lui o lei potrà valutare come si sente.

Lasciare uno spazio di scelta

Quando le condizioni lo consentono, coinvolgere l'adolescente nella scelta del professionista, negli orari e nelle domande da porre favorisce partecipazione. Non significa lasciare al minore ogni responsabilità, ma riconoscere che il percorso riguarda direttamente la sua esperienza.

Se rifiuta, i genitori possono chiedere inizialmente una consultazione per comprendere come muoversi, senza trasformarla in uno strumento di pressione.

Privacy e ruolo dei genitori

Per una persona minorenne il coinvolgimento di chi esercita la responsabilità genitoriale deve essere definito secondo la normativa e la situazione concreta. All'inizio vengono chiariti consenso, riservatezza, comunicazioni con i genitori e limiti legati alla sicurezza.

Uno spazio riservato è essenziale perché l'adolescente possa parlare. Allo stesso tempo, il terapeuta valuta quando sia necessario coinvolgere gli adulti responsabili per proteggerlo.

L'obiettivo non è portare l'adolescente dallo psicologo: è rendergli possibile incontrarlo.

Quando non aspettare

Autolesionismo, pensieri suicidari, violenza, uso pericoloso di sostanze, disturbi alimentari con rischio medico, grave ritiro o perdita di contatto con la realtà richiedono una valutazione tempestiva. In caso di pericolo immediato bisogna contattare il 112 o il Pronto Soccorso.

In queste situazioni la necessità di protezione viene prima della disponibilità spontanea al colloquio e può essere necessario rivolgersi ai servizi territoriali dedicati all'età evolutiva.

Fonti e riferimenti

Riferimenti pubblici consultati per verificare le informazioni biografiche, normative o scientifiche presenti nel testo.